Breathe, breathe in the air, don’t be afraid to care [...]

La storia che segue è di pura fantasia.
Personaggi e fatti sono totalmente inventati.

La foto ritrae me, il fotografo è un caro amico, Guido Cantone www.guidocantone.it

Questa è la quarta di una serie di storie che vedono come protagonisti degli oggetti kinky, quindi appartenenti alla sfera del bdsm.
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Sara è distesa sul divano, legge Il Conte di Montecristo.
Erano anni che quel grossissimo libro era in coda. Aveva dato priorità allo studio, al lavoro, agli amici, a un tipo di "tempo libero" che non era poi così definibile tempo libero.
Finalmente è distesa sul divano, con le spalle poggiate sul bracciolo. L'aria umida e calda entra dal balcone spalancato.
Ha un vestito molto corto di seta bianca, con delle spalline molto sottili. Ama quel vestito e le sta molto bene... e lo sa benissimo.
Il caldo umido non le piace, spesso la pressione le gioca brutti scherzi, ma oggi è ferma lì, a leggere Dumas. Si sente un po' Edmond Dantes o forse vorrebbe essere come lui. Le piace quell'aria che si da quell'uomo, le piace il tipo di vita che legge tra quelle righe.

Sara ha dei lunghi capelli corvini, le piace leggere ma non ha mai tempo. 
Oggi lo ha trovato, lo sta dedicando a se stessa... ha quindi deciso di svegliarsi con tutta calma, farsi un bagno fresco, truccarsi, vestirsi con quel vestito che tanto le piace e legge, legge li sul divano. Sola.

L'esile ragazza ha 27 anni, vive a Catania da 4 anni e convive con Federico da 3.
Fa l'insegnante in un asilo e ama scrivere racconti per bambini.

Le pagine del Conte di Montecristo le scivolano in fretta, capitolo dopo capitolo è sempre più immersa... è in quel carcere, è su quell'isola, è con Mercédès...
Si è lasciata trascinare da quel libro tanto da non sentire nemmeno fame.

Aveva iniziato a leggere intorno alle 11 del mattino, ora sono le 15.30. Il tempo le è passato davanti in fretta.
Federico sta per rientrare, solitamente rientra a casa alle 16.15, è un freelance, si occupa di turismo, ha 35 anni ed ama il tango... tanto da costringere Sara, ogni tanto a ballare con lui, nonostante lei sia imbranata.

Sara un po' controvoglia, un po' affamata, un po' accaldata decide di andare in cucina e prepararsi un concentrato con ananas, zenzero e mela. Il caldo catanese non le permette di rilassarsi e le ore di mezzo della giornata non sono affatto le sue preferite, anzi.
Vorrebbe girare nuda per casa per non soffrire la temperatura, ma non ama farsi trovare senza vestiti da Federico, non per vergogna ma perché ama che sia lui a spogliarla...lentamente. Ma anche un po' perché non si trova poi così carina.
Dopo aver bevuto il suo concentrato decide di sdraiarsi sul pavimento di marmo. Si gode così un attimo di pace e un attimo di fresco, con un leggero venticello che entra in casa.

Nel silenzio si sente la chiave nella toppa della porta. Federico è rientrato.
Sara si avvicina all'entrata per salutarlo.
Eccolo nel suo stile un po' hipster ma anche un po' sbadato. Sempre vestito di nero.
Maglia a maniche corte nera, jeans neri, zaino nero, snickers nere. Un uomo semplice ma con stile.

Sara bacia Federico con il calore che la rende sempre un po' svampita davanti agli occhi di tutti. Il gelido ragazzo l'abbraccia e la bacia, lasciandole come sempre un ultimo bacio sulla fronte.
"Oggi finalmente sono riuscita, dopo 3 anni, a riprendere in mano Il Conte di Montecristo. E' il libro che avevo iniziato a leggere quando ci siamo conosciuti. Ricordi?" dice Sara.
"Certo che ricordo; ricordo ancora benissimo quando ti sei avvicinata a me con i tuoi modi buffi e mi hai subito infilato il tuo numero di telefono in tasca. Avevi tra le braccia quel libro."

[I due si sono conosciuti ad meetup tra scrittori. Lei veterana, lui curioso. Lei intraprendente e lui molto in ombra, ovviamente vestito di nero.]

Sara sorride mentre Federico le conferma che si ricorda benissimo del suo libro. Lui non lo aveva mai letto e lei era solo alla terza pagina ai tempi.
Federico sorride sempre quando ricorda il loro incontro... pensavano entrambi di trovare il classico trombamico...e invece sono finiti per convivere nel giro di pochissimi mesi.

Dopo il momento romantico Sara prepara al volo una spremuta per Fede che in pochissimo tempo beve e le dice "Ho visto che hai un messaggio non visibile sul telefono, chi è?", Sara lo guarda stupito perchè non controlla il telefono praticamente dalle 10.30 del mattino. Per un attimo pensa a mille film, si fa moltissime paranoie.
Prende così in mano il telefono, mentre intanto Fede è in bagno, legge <19 aperitivo in piazza Teatro Massimo>.

E' Federico...
Non capisce.
Si avvicina al bagno e da fuori dice "Fede ma.... tutto ok?".
Lui non risponde.
"Fede..?"
Nulla.

Sono le 18.00 con un po' di confusione in testa si veste con tutta calma. Prende la sua piccola borsa con dentro la sua polaroid ed esce.
Il sole è ancora alto, la temperatura anche. Non indossa più il vestito bianco, ha un vestito lungo verde a fiori, i capelli sono legati in alto e i suoi bracciali suonano mentre cammina.

Dopo circa due isolati un altro messaggio <Appena arrivi in pizza scegli un bar e fermati davanti, tieni il telefono in mano e aspetta.>
Sara esegue un po' impaurita, ma molto eccitata. Non sa bene cosa stia facendo, non sa bene cosa passa in testa a Federico. Ma lo sta facendo.

Adesso è davanti al bar, agitata.
<Siediti al tavolo in fondo a destra, spalle rivolte alla vetrata>
Dopo 3 minuti circa dal messaggio le arriva un cocktail, un Bloody Mary molto piccante e freddo, come piace a lei.
Aspetta che arrivi qualcuno, anche se a questo punto non sa chi possa sedersi accanto a lei, se Federico o qualcun'altro.

Un altro messaggio:
<Ora puoi bere>
S. <Sola!>
F. < Sono con te nello spirito, è buono?>
S. <Piccante>
F. <Tu cosa bevi?>
F. <Nulla, non posso bere per tenerti d'occhio>
S. <Perché?>
F. <Mi riconosceresti>
S. <Quindi finisco di bere e vado via? Tu cosa fai intanto?>
F. <Ti guardo. Hai un bel profilo>

Sara si guarda attorno per vedere da dove Federico la osserva, ma non vede nulla. Forse complici i baristi che Fede conosce bene, complice il fatto che ha capito il gioco e non vuole rovinarlo, fatto sta che continua a sorseggiare tranquilla, eccitata, accaldata.

S. <Non posso dire lo stesso di te>
F. <Finisci il drink ora! Ti guardo>
S. <Finito!>
F. < Ora imbocca la via alla tua destra, gira alla prima a sinistra, fai 20 passi e poi fermati, senza voltarti>
S. <Vado via così?>
F. <Il drink è pagato>

Sara si alza, prende la borsa, si sistema i capelli e fa la strada che Federico le ha detto di fare... 20 passi e si ferma.
Aspetta 3 minuti, forse meno, a lei sembrano di più. Trema un po'.
Sente dietro di lei un corpo. Ora ha il suo fiato sul collo. Lui la sfiora sui fianchi, sul collo, le respira vicino all'orecchio. Lei è immobile, inclina leggermente la testa a sinistra, ansima quasi.
Lui sparisce.

F. <Voltati indietro e gira a destra>
S. <...vado via così?>
F. <Il gioco è questo: se ti volti hai perso.>
S. <Allora non perderò>
F. <La prossima a sinistra>
S. <Poi?>
F. <Guarda dritto! ....è bella Catania di sera, non trovi?>
S. <Molto!>
F. <Adesso al parchetto siediti sulla panchina.>
<Brava.>
<I tuoi capelli sono bellissimi>
S. <Grazie>
<Sarò sola anche adesso qui al parco?>
F. <Hai un oggetto di valore in borsa?> Federico ignora quasi le sue domande.
Sara guarda bene nella borsa; c'è la sua polaroid e risponde di sì.
F. <Lascia la polaroid sulla panchina, alzati e torna da dove sei venuta.
Aspetta però che non ci sia nessuno, poi vai...>
S. <ok>
F. <Vedo che si paziente>
Sara aspetta 10 minuti prima di lasciare la panchina con la polaroid. Dentro ci sono ancora 5 foto da scattare. Appena la gente attorno a lei si allontana decide di guardarsi bene attorno, vede un ombra e spera che sia Federico.
Si allontana speranzosa che la polaroid venga recuperata da lui ma è anche eccitata, perché il gioco la pizzica particolarmente.

F. <La prossima a destra, poi vai lungo il corso. Dopo la rosticceria c'è un cancello grigio, fermati lì dandogli le spalle, quando si pare il cancello conta fino a 10 e poi entra. Prendi la porta a destra dove c'è scritto "cantine">
S. <Ok>
Sara non era mai entrata in quelle cantine, nonostante fosse il suo palazzo. Degli amici che le avevano portato giù della roba le avevano detto che erano buie, fredde e abbastanza terrificanti.
Eppure aveva deciso di stare al gioco, si fidava. O forse aveva bisogno di un po' di adrenalina, di un po' di paura.

F. <Scendi la prima rampa di scale e non voltarti. Togli poi le mutandine e tienile in mano>

Quando Sara scende l'ultimo gradino della prima rampa dietro di lei sente la porta chiudersi.
Poi dei passi... spera che sia Fede ancora dietro di lei.

Eccolo che le prende le mutandine con violenza dalle mani ma lei non vuole lasciargliele. Anzi probabilmente vuole, ma ha voglia di giocare, non vuole continuare tutto il gioco con l'eseguire in maniera passiva.
Federico riesce comunque, senza troppa forza, a strappargliele di mano.
Ora Sara ha le mani libere. Fede odora le mutandine e le sussurra "Sono completamente bagnate!".
Lei sorride, si gira quasi. Lui la ferma "Non devi voltarti". Ha un tono che quasi non sembra il suo.
Sente ora una mano che le sfiora l'interno coscia avvicinandosi all'inguine.
"Sì, sei veramente bagnata"

La mano di Fede non è più tra le gambe di Sara, ma sul suo collo, mentre l'altra è sul fianco.
I due si staccano per meno di un minuto. Lei resta immobile, come fosse sotto una sorta di incantesimo. Lui le mette in testa un sacchetto molto lentamente in modo da mostrarle cosa sta per succedere e per darle il tempo di realizzare e capire che lo sta facendo in maniera tranquilla e per gioco.

Sara capisce e annuisce.
Adesso ha un sacchetto in testa che le impedisce di respirare bene. Lui glielo stringe al collo e poi le da il tempo di respirare. Stringe e le da il tempo...per almeno tre volte. Ovviamente lei è completamente bagnata, tanto da sentire lungo le cosce scivolare tutta la sua bava.

Finito questo gioco la luce si spegne.
Sara non ha più il sacchetto in testa.
Dietro di lei Fede non c'è più.

La luce si riaccende e con calma sale le scale. Prima di uscire dalla porticina delle cantine si asciuga col suo stesso vestito.
Non le resta che rientrare a casa senza mutandine e senza polaroid.

Apre la porta e sussurra: "Ciao".
Fede è in casa e si avvicina verso di lei. La bacia.
"Dove sei stata?"
S. "Ero a fare un aperitivo con un'amica"
F. "Ah sì?" le infila le mani sotto la gonna "Com'è che sei senza mutandine e tutta bagnata?"
Sara non sa cosa rispondere, è spiazzata.

Federico la spinge contro la porta, la blocca li davanti. Le stringe una mano attorno al collo.
Sara in quel momento vede il sacchetto sul mobile all'entrata. Sorride e si lascia sbattere con violenza.
Federico la prende a schiaffi ricordandole quanto è troia. Lei continua a bagnarsi.
"Con chi sei stata" continua lui.
Lei resta in silenzio.
"Spogliati"
Due minuti dopo lei si ritrova con le sue stesse mutandine in bocca, umide e il sacchetto nuovamente in testa mentre lui con un grugnito le viene addosso.
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Il titolo è la citazione di una canzone dei Pink Floyd Breathe

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